Il sito archeologico di Veleia

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Veleia è certamente un sito importantissimo per l’archeologia – uno dei più importanti del Nord Italia – e un’attrazione di rilievo per l’intero piacentino.
Nonostante ciò, è stato anche un filo conduttore delle vicende che dal 1747 – anno della scoperta dei resti archeologici – fino ad oggi hanno interessato la zona dei colli piacentini e anche un fattore importante per le vite di chi abita in quest’area, a volte utilizzata come “quinta” scenica di eventi importanti, altre volte vero e proprio “attore inanimato” delle vite di tante persone. 

Non è quindi un errore dedicare attenzione a Veleia anche in un ragionamento fortemente incentrato sul Novecento, ma anzi si intende esplorare il valore che questo sito archeologico ha avuto anche nello sviluppo di vicende storiche recenti. Dall’altro lato, inoltre, la storia della gestione e della fruizione di Veleia è in un certo senso il riflesso locale della “grande Storia” italiana dello scorso secolo.

 

L’inizio del secolo, ritratto anche in diverse lastre fotografiche, ci restituisce l’immagine di un sito archeologico perfettamente immerso nel contesto dell’Italia del tempo, la cui economia era ancora basata per larga parte sull’agricoltura, praticata nella maggior parte dei casi con modalità sussistenziali. In quest’ottica è significativa la presenza di covoni di fieno direttamente dentro il sito, tra le rovine archeologiche: un indizio di come la pratica agricola fosse diffusa e di come ogni angolo di terreno fosse reso produttivo.

Con l’avvento del regime fascista, e il costante richiamo che esso fece al periodo dell’Impero Romano e ai valori – veri o presunti – collegati alla cosiddetta ‘Romanità’, Veleia divenne un punto fisso nella mappa degli spostamenti turistici all’interno della provincia piacentina, che videro soprattutto la borghesia locale andare frequentemente “in pellegrinaggio” alla riscoperta delle proprie origini romane. Pochi anni dopo, a seguito dell’imposizione delle sanzioni all’Italia a seguito dell’aggressività dimostrata in politica estera e della conseguenza svolta autarchica della Nazione, l’area archeologica divenne parte integrante della battaglia del grano a cui Mussolini aveva chiamato la Patria.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nella fase finale della quale Veleia non ebbe – a quanto risulta – un grande ruolo nella lotta partigiana, gli anni Cinquanta portarono un generale piano di restauro dell’area archeologica per accentuare il ruolo di attrazione turistica dell’antica città romana. Decisivo in questo senso fu l’opera di Aldo Ambrogio e dell’Ente Provinciale per il Turismo da lui presieduta. 

L’opera venne effettivamente portata a termine in pochi anni, e consentì al sito archeologico di diventare davvero un punto di riferimento per i flussi turistici dell’alta Italia, tanto che erano numerose le corriere che ogni giorno facevano sosta a Veleia, contribuendo ad alimentare quella ricchezza e quel turismo della domenica tipici dell’Italia del boom.

Con l’approdo negli anni Settanta, anche Veleia visse di riflesso le tensioni politiche che attanagliarono il Paese, dovendo anche essere teatro di un attentato dinamitardo, pur in tono minore, che viene narrato in questo sito in un’apposita sezione.

Gli anni Ottanta e Novanta, infine, videro giungere a compimento un processo che affondava le proprie radici nel decennio precedente, e le cui cause sono di natura socio-economica generale e al contempo di natura politica, con l’apparato burocratico statale che avocò a sé una funzione gestionale totale dell’area, quasi a renderla un ‘non-luogo’ rispetto al contesto che le stava intorno.
Questo portò, in generale, a una diminuzione degli arrivi turistici nel piccolo sito archeologico e a una progressiva esclusione delle comunità locali dalla vita dell’area, pur ovviamente rimanendo forte il loro attaccamento al sito. Lo stesso contesto sociale circostante soffrì fortemente dell’acuirsi della tendenza allo spopolamento delle aree marginali, venendo così a mancare anche molte energie per l’organizzazione di iniziative comprendenti il sito archeologico.

Solo di recente, un nuovo modo di guardare alle aree periferiche del Paese e il ritorno a pratiche produttive tradizionali ha consentito di poter guardare con rinnovato ottimismo alla fruizione dell’area archeologica e alla riconnessione tra la Veleia musealizzata e la Veleia viva e pulsante grazie al lavoro incessante della comunità locale.

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