Gli effetti della geologia del luogo: l’esplosione metanodotto

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Il territorio dei colli piacentini, in particolare la zona intorno a Veleia, è caratterizzata da una forte instabilità geologica, che porta a dover affrontare frequenti episodi franosi, anche di una consistenza non trascurabile. La stessa antica Veleia, pur sviluppandosi in un periodo di optimum climatico, ha dovuto affrontare queste problematiche, che probabilmente hanno anche contribuito alla fine dell’insediamento. Anche in fonti archivistiche pertinenti al XIX secolo, si conservano testimonianze di eventi calamitosi dovuti alle frane che arrivarono a spezzare in due interi edifici in una sola notte. In tempi recenti, testimonianza della fragilità geologica del territorio ci viene dall’esplosione del metanodotto, da poco messo in opera, che cingeva Veleia a Sud: pur non provocando vittime, diede origine a una fragorosa esplosione e a un incendio che fece notizia su scala nazionale.

Negli anni Settanta, in Comune di Lugagnano, zona Crocetta, vicino alla vecchia scuola di Veleia si verificò un esteso incendio; fu dovuto all’esplosione di una condotta del metanodotto che veicolava il combustibile verso l’impianto di Cortemaggiore. La causa della terribile esplosione è probabilmente da ricercare in una frana che mosse alcuni massi di notevoli dimensioni, che ruppero il tubo del metanodotto. Il tubo aveva 60 centimetri di diametro e 13 millimetri di spessore, ed era realizzato in acciaio. Non era infrequente che si verificassero danni alle tubature dei metanodotti, con fuoriuscita del combustibile, ma difficilmente si verificava un’esplosione. Nel caso del metanodotto in questione si verificò una serie di circostanze piuttosto sfortunate: al momento dell’impatto dei sassi sulla tubazione, uno schizzo di metano fuoriuscì con una notevole pressione, ed entrò in contatto con i fili di un traliccio dell’alta tensione che si trovava lungo il percorso del metanodotto.
Le fiamme raggiunsero l’altezza di circa 200 metri; l’incendio assunse proporzioni molto estese: testimonianze dirette riferiscono che dall’alto l’intera piana sembrava coperta di fiamme. Venne paragonata ad una palla di fuoco che si allargava enormemente. Altre testimonianze riferiscono del repentino abbandono delle case appena dopo l’esplosione del metanodotto, e la registrazione di danni, per fortuna lievi, ad alcuni abitanti di Veleia e di danni più rilevanti alle abitazioni.

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